Stampe artistiche

Un’altra passione che anima e sostiene la bottega è la ricerca incessante ed entusiasta di stampe fuori dal main stream. Per questo vengono definite artistiche buona parte delle immagini che vengono proposte, si va dalla stampa giclèe ritoccata a mano di Lisandro Rota, alle stampe al torchio di soggetti antichi e moderni, fino alla acquarellatura a mano. Ovviamente un occhio a quello che va per la maggiore lo teniamo, infatti sono disponibili cataloghi da cui poter scegliere un’ampia gamma di immagini stampabili in fine-art su carta o su tela.

La riproducibilità dell’opera è stato un tema che ha dato subito grande impulso ai dibattiti intorno all’arte e alla sua fruibilità. Per molti è stato un modo con cui foraggiare la propria imprenditorialità artistica (Guttuso e tutti i riproduttori massivi della seconda metà del ‘900), per altri l’inflazione dell’immagine è stato un mostro da evitare. Di sicuro dalla seconda metà del ‘900 le case di molti si sono aggraziate ed abbellite anche grazie alle innovazioni nella riproduzione delle immagini, ma in Walter Benjamin, L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità, si può trovare un ottimo spunto per ragionare sul tema, che va al di là del complemento d’arredo.

 

STAMPA GICLÉE

Il termine Giclèe appare per la prima volta nel 1991 nello sudio di Graham Nash (il Nash di Crosby, Still e Young), il primo laboratorio di stampa digitale e fu inventato da Jack Duganne. L’importanza di questa nuova tecnica digitale ha dato una nuova possiblità per la riproduzione delle opere d’arte che fino ad allora venivano duplicate prevalentemente tramite incisioni. L’innovazione tecnica della stampa giclèè ha portato ad una gamma cromatica inimmaginabile e ha reso la stampa di altissima definizione. I colori riprodotti con la giclèe sono più luminosi e duraturi, per questo il termine giclèe, che appena nato indicava la stampa digitale in senso ampio, adesso è diventato sinonimo di una unicità anche nella riproduzione dell’opera d’arte. La stampa giclèe è resistente allo sbiadimento, utilizza inchiostri più stabili (pigmento non più a base di solventi) e viene eseguita da stampanti a getto d’inchiostro. Queste stampanti utilizzano il processo colore denominato CMYK, ma possono avere più cartucce per le variazioni di ogni colore in base al modello di colore CcMmYK.

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Lisandro Rota, Le donne nell’armadio non hanno mai nulla, 7/200 stampa giclèe ritoccata.
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Lisandro Rota, Il mondo prima di Whatsapp

STAMPA AL TORCHIO

Per fare un balzo indietro nel tempo si passa dalla stampa Giclèe all’incisione al torchio. Questo metodo è antico quanto il signor Gutenberg che più di 500 anni fa lo mise a punto. Ed è rimasto in voga tutt’oggi riuscendo a sopravvivere anche alle veloci e moderne tecniche digitali grazie alla sua inimitabile imperfezione. Infatti se da una parte c’è la perfezione nella riproducibilità digitale dall’altra c’è una lavorazione artigiana che rende inimitabile ogni singola riproduzione. Questo metodo prevede che la matrice di un’immagine venga incisa su una lastra di metallo o pietra. Questa lastra incisa deve poi essere inchiostrata e quindi con il torchio viene impressa su un supporto (generalmente carta). Il tipo di carta può variare a seconda del prodotto che si vuol ottenere.  Ad esempio una carta sufficientemente spessa può permettere successivamente la colorazione ad acqua dell’immagine impressa.

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Stampa al torchio, acquarellata a mano, su carta ottocentesca di utilizzazione coeva

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Assedio di Orbetello, Stampa al torchio